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Si torna in montagna

E così finalmente si ricomincia. Dopo oltre 50 giorni di piena emergenza sanitaria, a causa della pandemia da coronavirus che ci ha costretti tra le mura di casa per limitare le possibilità di contagio, pare sia finalmente giunto il momento di poter gridare insieme libertà e tornare alla montagna che chiama.

Certo non è un totale ritorno alla quotidianità che ci siamo lasciati alle spalle – e che richiede il massimo impegno possibile per chiederci dove stavamo andando umanamente ed economicamente – ma è senz’altro un ritorno a quell’essenzialità fatta di lunghe camminate con lo zaino sulle spalle, in sella ad una MTB o in progressione verticale con le sole nostre mani, gambe e testa concentrate sulla roccia.

Gli ultimi giorni sono stati ancora più lunghi e contorti dei precedenti, a causa di scelte politiche troppo confuse e mai attente alla tematica che, seppur secondaria (e ci teniamo a sottolinearlo), rispetto al dramma vissuto da decine di migliaia di famiglie, ha creato non pochi dissapori per l’intera comunità outdoor. Una comunità fatta di giovani e meno giovani che, come noi, vive e aiuta a crescere quei territori che frequenta, come i piccoli borghi e le comunità montane dimenticate dalla routine macroeconomica del paese.

Ebbene, nell momento in cui ci troviamo qui a scrivere della nostra felicità per l’interpretazione della sequela di ordinanze e decreti del governo e delle regioni (e al netto di nuove modifiche), pare si sia finalmente fatta una quadra intorno alla possibilità di poter riaccendere in quei territori fatti di reti sentieristiche e vie di scalata che tanto abbiamo a cuore.

In molte regioni, come nella nostra Campania (qui il testo dell’0rdinanza del 02 Maggio 2020), finalmente abbiamo raggiunto, grazie alla coscienza civile di ognuno, una fase del contagio tale da permetterci di poter tornare a praticare sport e “attività motorie” che tanto abbiamo atteso e rivendicato.

La montagna che ci manca

Quanto la montagna ci sia mancata lo sappiamo solo noi che la viviamo con le nostre passioni e il nostro “anticonformismo”, fatto di essenzialità e semplicità. Ebbene ora abbiamo il dovere di dimostrare che non sbagliavamo, assumendoci la responsabilità del ruolo di testimoni verso un modo di vivere diverso, umile e semplice, caratterizzato dal desiderio di condividere esperienze e difendere l’ambiente naturale.

La Natura è il nostro habitat naturale, tanto distante dal frastuono delle città, eppure dimenticato proprio a causa di una frenetica quotidianità basata sull’assioma “lavora-produci-crepa”.

Da Lunedì 04 Maggio

Ricordiamolo ogni volta che indosseremo scarpette e scarponi, ricordiamolo per ogni via che seguiremo, orizzontale o verticale che sia. Siamo fragili per quanto possiamo sentirci grandi, così come la terra e la roccia che calpestiamo. Impariamo a vivere in modo semplice e a godere dell’essenzialità della montagna, testimoniandolo ogni giorno nella vita del mondo che verrà.

Da lunedì vorremmo si ricominciasse da una nuova fase, nel rispetto delle norme di sicurezza prescritte (immaginate cosa accadrebbe se fossimo costretti a ritornare confinati tra le mura domestiche!) e nel rispetto dell’ambiente che è un po’ come casa nostra e, come tale, va difeso con tutta la forza che abbiamo. Viviamo tutto come un’esperienza nuova e stringiamoci insieme solo quando sarà possibile. Accertatevi infine di rispettare le norme dei vostri territori e, soprattutto, buon ritorno alla montagna a tutti!

Emanuele Repola

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