Con Antonio avevamo stabilito la nuova tappa del nostro cammino. Da qualche giorno aspettavamo lo stabilizzarsi del meteo, per sperare in una buona finestra di bel tempo che ci concedesse la possibilità di attraverso in condizioni ottimali.

Già il giorno precedente si erano dissipate alcune perturbazioni e con l’arrivo dell’anticiclone, e così domenica, ancor prima delle luci dell’alba, eravamo già in viaggio verso Ovindoli, Rocca di Mezzo ed infine Secinaro. Man mano che salivamo di quota con la macchina le temperature scendevano ai livelli autunnali, e quando finalmente parcheggiammo l’auto all’esterno dello Chalet Sirente, il termometro oscillava intorno ai 10 gradi.

Proprio alle spalle dello Chalet si inerpicava nella faggeta il sentiero 15, e noi eravamo già pronti a metterci in cammino. La Valle del Condotto era la prima prova che quella giornata ci avrebbe posto come condizione imprescindibile per raggiungere la vetta del Sirente.

Il bosco era in pieno mutamento stagionale, ed i colori caldi delle foglie incendiavano l’atmosfera, accompagnati dall’odore umido della terra bagnata dopo la notte appena trascorsa. Eravamo i protagonisti di un dipinto. Un dipinto in cui era possibile interagire con la natura tipica del nostro Appennino.

Dopo circa un’ora di cammino eravamo sbucati ai Prati del Sirente, dove l’intera catena del gruppo mostrava il suo volto dolomitico, così distante dai paesaggi ai quali si è abituati ad osservare. Intere pareti verticali di roccia calcarea, che dalle cime precipitavano in vuoti alti oltre 800 metri. Un paradiso per chi ama e sente il vibrare della roccia. Tutto l’anfiteatro del Monte Canale e del Sirente, la Torre della Neviera, era tutto così mastodontico da far percepire l’enorme differenza di mole tra loro e noi.

Rientrammo nel bosco per un breve tratto per poi risbucare sugli sfascioni di roccia dell’alta Val Lupara. Il punto paesaggisticamente più carico di emozioni dell’intero gruppo. Qui ci trovavamo circondati dalle più imponenti montagne abruzzesi. Da un lato si potevano scorgere i monti del gruppo del Gran Sasso, dal Pizzo Intermesoli al Camicia, passando per il Corno Grande, le Torri di Casanova e il Prena. Sul versante opposto, l’enorme massiccio della Majella, dalla quale era facile indentificare il torrione del Monte Amaro, con il suo inconfondibile bivacco di vetta. La natura del Sirente era quello che noi Hikers Adventures aspettavamo da tempo. Un confronto duro, con una montagna altrettanto dura, e affrontata sul versante Nord, aspro e rude.

Giunti in cresta trovammo la vetta in circa mezz’ora, attraversando una distesa di rocce distrutte dal tempo, con gli enormi canali, tra cui il Maiori, dove ci prendemmo un momento per pianificare le prossime tappe in questa parte d’Appennino.

Seguici su Facebook

sirente-hikers-adventures
sirente-2-hikers-adventures

In vetta al Sirente potevamo sentire tutta la forza del vento che soffia a 2347 metri di quota. Scattammo qualche foto di rito e divorammo un enorme pezzo di pane accompagnato da una tagliata di salumi e formaggi, buttando giù il tutto con un litro di rosso, per poi ritornare sui nostri passi. L’altitudine e l’ebbrezza ci convinsero ad attraversare tutta d’un fiato la lunga cresta del Sirente. E così nel giro di poco più di un’ora avevamo già attraversato la Castellina, scendendo a 2277 slm, il monte Canale a 2151 e il San Nicola a 2012 m.

Per chiudere il nostro anello ora, non restava che lanciarci in una improbabile discesa verso la faggeta che indentificammo a circa 800 m sotto i nostri piedi. Non c’è sentiero. Una lunga discesa verticale attraverso la vegetazione sconnessa delle roccette fragili e pini mughi. Fu un delirio poiché sentimmo tutta l’euforia del momento e ci lanciamo a tutta forza verso il basso. La meta di questo lungo anello era a vista davanti a noi quindi ci sentivamo particolarmente ispirati a divertirci.

Ritrovato il bosco occorreva ora seguire l’istinto e, utilizzando il gps per conoscere la conformazione del Sirente, lentamente riuscimmo a seguire delle linee morbide che ci riaccompagnarono verso una traccia di cacciatori. Fu la salvezza, poiché quella stessa traccia finì con il condurci all’allaccio con il sentiero numero 15 preso in partenza. Da lì non ci volle molto a raggiungere lo Chalet Sirente.
Giunti alla base ci regalammo la soddisfazione di un paio di birre in compagnia dei simpatici gestori del rifugio, con il quale scambiammo volentieri informazioni e racconti su questa splendida montagna e per l’avventura che ci ha regalato.

Leave a Reply