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Amare la montagna è un po’ come amare una persona. Coloro che hanno amato almeno una volta potranno dunque capirmi, anche se non hanno mai misurato i loro passi lungo i sentieri di una foresta, o appoggiato le mani sulla roccia dura e fredda.
Quando ami, ami i difetti senza trucco che sono parte di un insieme perfetto. Quell’insieme abile a travolgerti. Ami i capricci, le problematiche, parti vive come il fondo instabile dei pendii. Odi al punto d’amare la sua testardaggine, che ti porta quasi alla resa, prima di lasciar posto all’istinto, che ti prende con la forza di un pugno allo stomaco, come quando in montagna sei pronto a mollare per la fatica, ma poi ti fermi e dici “no cazzo, io devo e voglio andare avanti!”.
Ne ami la fragilità e gli errori. Disorientamento, incomprensioni, convinzioni. Li ami perché riesci a capirli e fai di tutto per contrastarli, come quando imbocchi un sentiero sbagliato, o indossi scarponi inadatti all’ambiente che affronti, o giudichi male una difficoltà rispetto alla realtà.
Se sei ordinato e preciso, ne ami il disordine e l’imprevedibilità, meravigliandoti di come, alla vista di un bosco rado, sopra i duemila, ti immobilizzi chiedendoti come cazzo sia possibile.
Ne ami le paure, che non sono diverse dalle tue, e allora le combatti, come quando piove su sentieri sconosciuti, ma che con coraggio, curiosità e caparbietà, affronti senza abbatterti.

Potrebbe sembrare masochismo, e forse lo è, poiché se l’amore è reale smetti di chiederti se ne valga la pena vivere, ed inizi a chiederti per chi e cosa sei disposto a soffrire e morire magari. Altrimenti svegliarsi nel bel mezzo della notte, con meno quattro gradi fuori la tenda, il vento gelido del nord, la neve e chissà cos’altro, sarebbe solo follia.
Dunque amore è follia, da parte però di chi non può capire, e quindi si ferma lì, al primo stadio, concentrandosi esclusivamente sul primo piacere, quello facile, carico d’euforia ma che dura solo un istante, come vive chi si concede e accontenta di una passeggiata al sole la domenica, o un albergo vista neve d’inverno. In maniera squallida, magari opportunista.
Amare per me significa spingersi oltre i propri limiti, come nella programmazione di un trekking di settimane, fatto di decine e decine di chilometri, per il solo piacere di assaporare lo spirito e l’essenza della montagna.
Amare è proteggere. Avere cura dell’anima dell’altra persona, proprio come con la montagna, della quale costudisco i ricordi più belli nella mia mente, e li accarezzo alla prima occasione.

 

Emanuele Repola

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