Ogni tappa del viaggio è una nuova avventura che si aggiunge al grande libro della vita di tutti noi. La nostra Associazione, da anni, continua a scrivere pagine e pagine di storie vissute insieme, a tu per tu con la natura che ci circonda, nostra vita e nostro amore.

La scorsa settimana, visto il caldo asfissiante di questo luglio, con tutti gli Hikers Adventures abbiamo deciso di tornare in vetta al monte Miletto, cima più alta del Parco Regionale del Matese a 2050 mt sul livello del mare, di notte. Un trekking lungo, intenso, con un anello di circa 17km e un migliaio di metri di dislivello positivo.

Accompagnati dalla luna piena, siamo partiti con il solito ritardo degli svalvolati, per arrivare al punto di partenza non prima delle due. Giunti sul posto, abbiamo sistemato l’attrezzatura necessaria e brindato insieme con un paio di bottiglie di rosso. Il nostro sangue aveva iniziato a scaldarsi, e la voglia di metterci in cammino era già innescata. Ci volle poco per ritrovarci in salita verso la Valle dell’Esule, primo step del nostro viaggio.

Una pausa breve, un caffè per ristoro e la compagnia di una cinquantina di vacche. Le stesse che durante l’inverno scorso si sono riparate all’interno del rifugio dell’Esule rendendolo un letamaio. In breve ci eravamo rimessi in marcia, illuminati dal plenilunio.

Le torce tracciavano nella notte un lungo serpentone luminoso che si scioglieva lungo i fianchi della montagna che stavamo superando. C’era un’aria magica, al chiaro di luna, carica di elettricità e misticismo, mentre una coltre di nubi bianche si staccava dal lago non più di dieci metri, e da lì su appariva come un mare tra le isole. La bellezza del mondo naturale, di giorno come di notte, allontana la fatica, lo stress e i pensieri che si pongono tra il proprio posto nel mondo e la meta da raggiungere.

Senza sosta, e senza arrancare mai, avevamo svalicato l’Esule, superato il Campo dell’Arco e risalita la spalla sud da dove puntare alla vetta. La vera sfida era ora arrivare in cima prima dell’alba, poichè le luci pastello del mattino avevano iniziato a colorare l’atmosfera intorno a noi. L’aria è più leggera, il vento soffiava piano e il panorama intorno prendeva la sua vera forma. I pendii morbidi, le creste e i pianori in lontananza.

In un baleno attraversammo anche la Forca di Cane e a quel punto la vetta era cosa fatta. Senza neanche accorgercene eravamo arrivati in tempo sulla cima prima ancora che il sole si innalzasse dall’Adriatico, infuocando il cielo di rossi e arancioni, e gialli, e magenta.

Da lì, come sempre accade in cima, noi Hikers eravamo nuovamente un corpo unico, e con la pelle d’oca rimanemmo a godere quello spettacolo che ci eravamo meritati.

Emanuele Repola

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