Chi ha avuto la fortuna di vivere un’esperienza unica come una notte in quota, in un rifugio di montagna, capirà benissimo l’atmosfera che desidero trasmettervi. Un’esperienza unica, che dà la possibilità di vivere la montagna a pieno, giocando con le sue regole.

Attraverso il racconto della nostra ultima esperienza, proverò infatti a rispondere alle stesse domande che nacquero in noi, la prima volta che decidemmo di passare una nottata in rifugio. Cosa mettere nello zaino da caricare in spalla, come e cosa mangiare, quali compiti dividersi e come gestire al meglio ogni momento, per non lasciare nulla al caso. Un vademecum incentrato sullo stile che caratterizza la vita in rifugio e di tutti gli Hikers Adventures.

Appena rientrati dallo scorso weekend, passato nello splendido rifugio Cai di Monte Orso, nel cuore del Parco Regionale del Matese, abbiamo deciso di mettere nero su bianco tutte le fasi che ci portano a vivere queste esperienze, con la speranza di ispirarti a vivere momenti lontani da ogni confort zone. Inizio con dire che non siamo in un albergo, non c’è un servizio camere né wifi. Nel nostro caso inoltre, non abbiamo gestori che preparino legna e pasti caldi, né corrente elettrica, né tantomeno copertura telefonica. Un rifugio, un bivacco, non sono che luoghi poveri e austeri, situati però nel cuore pulsante delle montagne.

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Scegliere e prenotare un rifugio. Da dove si parte?

Se hai deciso di voler organizzare la tua nottata sotto le stelle, o nel pieno di una allerta meteo rossa come capitato a noi questo fine settimana, immagino avrai già pianificato il tuo itinerario da seguire. Orario, punto di partenza e arrivo, o se ad anello, i luoghi chiave da visitare durante il trekking, saranno già messi nero su bianco. Ora dovrai “perlustrare” l’area da visitare, alla ricerca di un ricovero per la notte. Un rifugio pronto ad ospitarti.
Non tutte le catene montuose godono di rifugi alpini ben inseriti in un sistema montagna che li metta in rete e ne renda più semplice la consultazione e la scelta. Lungo la catena appenninica infatti, al di là di poche aree di interesse nazionale, come il Pnalm, la Majella e il Gran Sasso, i rifugi vanno cercati a fondo. Noi abbiamo avuto sempre un unico referente, il Cai. Il Club Alpino Italiano è infatti l’unica realtà istituzionale a cui poter chiedere informazioni ufficiali e relativi alla gestione dei rifugi di montagna. Presi i contatti, basterà prenotare con una richiesta formale alla sezione Cai, amministratrice del rifugio nell’area interessata.

Cosa metto nello zaino?

Sacco a pelo

Per prima ed imprescindibile cosa, nel mio zaino metto il solito sacco a pelo. Che il rifugio sia gestito o meno, non avremo mai un letto comodo con materasso, cuscini e trapunte, dunque la scelta è dettata dalla necessità di ripararsi dal freddo di un pavimento.

Gavette e fornello

Il set di pentolini e tazza in acciaio, utilissimi in camping come lungo i migliori trekking, è un must have per una splendida notte in rifugio. La possibilità di un pasto caldo, cucinato in compagnia di amici e compagni di strada alimenta l’atmosfera magica della montagna e libera la felicità che deriva dallo spirito di condivisione.

Acqua

Se la scelta dell’itinerario ci conduce in aree non coperte da rifugi gestiti, ma ci ritroviamo in un bivacco in cui, oltre la corrente elettrica, manca anche l’acqua, è inutile girarci intorno, dovremmo portarla da casa, valutando ogni singolo uso che ne andremo a fare per calcolare la giusta scorta.

Torcia

Altro elemento essenziale per la tua nottata è una lampada, meglio se frontale, con la quale far fronte alle difficoltà della notte. Sia che tu arrivi al rifugio scelto in notturna, sia durante la giornata, in cui la luce del sole permette di avanzare lungo i sentieri, la torcia diventa imprescindibile.

 

Ovviamente, dovremmo riempire lo zaino con tutto l’occorrente utile ad una due giorni in montagna. Quindi non dovremmo dimenticare il poncho, una giacca a vento con un maglione caldo, abiti di ricambio se fuori dovesse piovere a dirotto e attrezzi utili a recuperare la legna ed ogni altra necessità.

Qualunque tipologia di rifugio sceglierai, infine, non varrà l’esperienza se non metterai nel tuo zaino una bottiglia di vino rosso, del caffè in polvere, e tutta la scorta di cibo necessaria a condividere il tempo che passerai all’interno del rifugio.

Arrivati in rifugio, cosa faccio?

Come spendere il tempo a disposizione in un rifugio è qualcosa di strettamente personale. Quali hobby, vizi e virtù hai puoi saperlo da solo. Tuttavia, i rifugi presentano una serie di norme di buona convivenza da rispettare. Dagli orari delle cucine a quelli delle brande, si richiede solo il rispetto degli spazi e degli altri escursionisti presenti in struttura.

Ho pensato però di raccontarti la nostra esperienza, sperando di non condizionarti nella scelta delle attività da svolgere all’interno, e offrirti un quadro di ciò che occorre fare quando si sceglie di trascorrere un’esperienza del genere in un rifugio non gestito.

La nostra avventura a Monte Orso

Avevamo aspettato il giusto fine settimana da mesi. Sentivo, insieme a tutti gli Hikers, la necessità di trascorrere una nottata nel pieno del bosco in pieno stile autunnale. Tutta l’estate non avevamo fatto altro che piazzare le tende qui e là, ma con la fine di ottobre era finalmente arrivato il momento di tornare in un rifugio e prendere nuovamente confidenza con lo spirito della montagna.

Le condizioni meteo non ci avevano lasciato spiragli, sapevamo infatti che tutto il weekend avremmo rischiato temporali e venti forti. Ciò bastava a caricare l’adrenalina necessaria, e senza pensarci ulteriormente, chiedemmo disponibilità alla sezione Cai per poter trascorrere la notte nello splendido rifugio Monte Orso, posto nel pieno della faggeta del Parco del Matese. Divisi in due gruppi di partenza, avevamo già suddiviso i compiti da svolgere per passare al meglio la nottata, con il primo gruppo in partenza la mattina per sfruttare le ultime ore di cielo sereno utili a raccogliere e spaccare la legna necessaria, ed il secondo gruppo in partenza subito dopo aver fatto la spesa di vivere fondamentali per la buona riuscita della nottata.

I rifugi sono i luoghi della condivisione per eccellenza. Luoghi in cui anche se si arrivasse soli, si sarebbe sempre in compagnia di qualcuno con cui raccontarsi, confrontarsi e conoscersi, animati dalla stessa passione.

La nostra esperienza è poi proseguita tra bottiglie di rosso buono, sorrisi casse di pasta al forno portata da casa, apposta da consumare insieme fino all’alba del giorno nuovo quando, nonostante l’incessante caduta della pioggia, dovemmo ricaricare in spalla lo zaino e rimetterci in cammino, lasciando alle nostre spalle quel rifugio che sapeva già di nostalgia.

Emanuele Repola

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